giovedì 5 luglio 2012

Alberto Maggi. Versetti pericolosi

INTRODUZIONE
Sempre più spesso nella società e nella Chiesa si vanno affermando espressioni come valori non negoziabili… tolleranza zero… fare piazza pulita, termini che appartengono alle strutture di potere che difendono se stesse, ma che sono estranee al messaggio della buona notizia che i credenti hanno l’impegno di vivere e annunciare.
Ogni potere, quando si sente minacciato, erige barriere difensive, si rifà all’ordine, alla disciplina e all’ubbidienza. Ma la Chiesa, che non deve in alcun modo assomigliare alle strutture di potere esistenti, non può in nessun caso emulare il linguaggio e i metodi della società.
Su questo Gesù era stato molto chiaro e anche severo, e ai discepoli, mossi dall’ambizione e dalla vanità, aveva detto:“Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono”e, dopo questa affermazione, non certo lusinghiera verso i governanti, aveva ammonito i suoi discepoli di non imitare in alcuna maniera i potenti: “Tra voi non sarà così, ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo” (Mt 20,25-27).
Il Regno di Dio, che Gesù è venuto ad annunciare e a inaugurare, richiede da parte di quanti vi aderiscono un cambio radicale dei valori esistenti nella società. Gesù chiede di sostituire i rapporti di forza con quelli di amore, quelli di dominio con quelli di servizio, quelli di interesse con quelli di generosità. E questo non può essere una pia teoria, ma una pratica costante, un cambio che non può venire formulato in una dottrina, ma deve essere visibile come caratteristica abituale e riconoscibile dei suoi seguaci.
Se è vero che la società civile ha bisogno di leggi con obblighi, proibizioni e sanzioni contro i trasgressori, nella comunità cristiana i codici di comportamento sono altri. Come si fa a conciliare la “tolleranza zero” con il “perdonare settanta volte sette?” (Mt 18,22), il castigo con l’amore al nemico, la difesa intransigente di utopistiche dottrine con il bene concreto dell’uomo?

domenica 1 luglio 2012

Bibbia e alieni

Dal blog di Marco Biglino .bibbia-alieni :

La Genesi pare confermare le origini aliene dell’uomo

marzo 7th, 2012

Una sorpresa maggiore attende il traduttore letterale: il racconto della “formazione” dell’uomo.

Non a caso si è usato il termine “formazione”: di questo si tratta infatti, e non di “creazione”.
I versetti specifici confermano i racconti che Sitchin attribuisce ai Sumeri e ne rappresentano una sintesi mirabile.
Come abbiamo spiegato analiticamente nel testo precedente, i prefissi usati, i termini che indicano “immagine e
somiglianza”, contrariamente alle interpretazioni tradizionali, ci raccontano che noi siamo stati “formati” utilizzando
quel “quid di materiale che conteneva l’immagine degli Elohìm” e che “è stato tagliato fuori dagli Elohìm stessi”.
Ora tutti noi sappiamo bene “che cosa contiene la nostra immagine” (impronta) e sappiamo anche che può essere “tagliato fuori” (per essere reimpiantato): il DNA.
Questo ci raccontano gli autori biblici utilizzando, con grande chiarezza, gli strumenti concettuali e linguistici di cui disponevano per narrare un simile evento assolutamente straordinario: questo ci racconta la traduzione letterale!
La teologia tradizionale reinterpreta questo racconto in chiave religiosa e allo stesso modo si comporta con il secondo racconto della creazione dell’uomo in cui pare che Dio abbia usato dell’argilla: i due passi biblici vengono letti in chiave allegorico-spiritualista ma noi vedremo più avanti, in apposito capitolo, che i due racconti sono potenzialmente caratterizzati da una concretezza e da una coerenza che annullano queste differenze solo apparenti.

Tratto da “Il Dio Alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, lo trovi QUI.